30 anni fa, Innuendo

Usciva trent’anni fa il quattordicesimo e ultimo album studio dei Queen con Freddie Mercury ancora in vita, un album malinconico, che riflette sia nei testi che nella melodia l’attesa e l’arrivo della morte, ormai molto vicina al frontman del gruppo.

Mercury cercò di nascondere il più possibile la sua malattia, avendo come scopo quello di registrare più musica possibile prima della sua scomparsa, di fatti, appena terminate le registrazioni di The Miracle (1989), torno immediatamente in studio per registrare altre demo, come quella di Delilah, un brano dedicato alla sua gatta, una dei tanti che ha avuto. L’album si sposta su diverse pesantezze del tema, dalle più gravi come in “Headlong”, fino alle più cupe, tipo “The Show Must Go On”, erroneamente confusa come un testamento di Freddie, in realtà è stata scritta da Brian May. Altro brano importantissimo dell’album è Innuendo, considerata quasi come una seconda “Bohemian Rhapsody” non solo per via della sua lunghezza (6:30) ma anche per la composizione di più generi uniti al rock, come il flamenco e l’operetta.

La sfumatura più triste però, viene in “I’m Going Slightly Mad” e “These Are the Days of Our Lives”, dove la band fu costretta a registrare i videoclip in bianco e nero, visti anche gli scarsi risultati del trucco per coprire le chiazze e i vari segni che l’AIDS aveva lasciato su Freddie, ormai impossibili da nascondere.

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