Storie di Design: Milano e la sua rete metropolitana.

Ogni giorno la metro trasporta centinaia di migliaia di viaggiatori, principalmente per ragioni di studio e di lavoro e che oggi vorrei omaggiare con un articolo riguardo il suo iconico design, simbolo della sua epoca (anni sessanta), per la città e modello da seguire per il mondo. Già, perché la rete metropolitana Meneghina è stata rivoluzionaria sotto molti punti di vista che vi illustrerò lungo l’articolo.


La metropolitana Milanese è formata da quattro linee, inizio dalla M1, inaugurata nel 1964 e dalla M2, inaugurata nel 1969, parto da loro perché sono le prime e le più simili fra loro, nonché le più famose e lunghe.

Il progetto di arredo delle stazioni dell’M1 e dell’M2 venne affidato allo Studio Albini in collaborazione con Bob Noorda, designer olandese da tempo operante a Milano che si occupò della grafica, Albini capì subito l’importanza di creare un sistema omogeneo, coerente in tutte le sue parti, per questa ragione il gruppo di progettisti decise di rivolgersi a Bob Noorda. Per affrontare il tema della segnaletica, Noorda inventò un sistema di scrittura ad-hoc, in modo che le informazioni nelle stazioni fossero ben visibili da dentro le vetture. Riprese il motivo del corrimano progettato da Albini e Helg trasformandolo in una banda continua rossa, opaca e non lucida. Per garantire la maggiore visibilità possibile, inoltre Noorda ridisegnò a mano i caratteri dell’Helvetica, dando vita ad un font nuovo che prese il nome di Noorda, oggi visibile in tutte le stazioni. I progettisti puntarono molto sull’innovazione dei materiali, sulla semplicità del disegno e sulla massima funzionalità, da qui la scelta di facilitare l’identificazione delle linee con i colori, non a caso spesso le linee vengono chiamate con il loro colore.

Bob Noorda, 1964, Stazione San Babila, M1

Colore che, pur nella fretta quotidiana, si nota sui pannelli con il nome delle fermate, sui corrimano, sui cestini, sulle panchine e all’interno degli stessi vagoni, questo è dovuto alla precisione per i dettagli caratteristica di Franco Albini, che impostò i particolari simbolo del progetto. Ad esempio, particolari come il disegno dei corrimano tubolari, l’utilizzo di gomma nera a bolli per le pavimentazioni, gli orologi con il quadrante fuori scala o i pannelli in Silipol, che sono una miscela molto resistente di cemento e polvere di pietre, graniti e marmi vibrati utilizzati come rivestimento per le pareti della Linea Rossa.

Il lavoro dello Studio Albini e di Bob Noorda, come ho scritto sopra, rappresenta tutt’oggi un esempio di opera artistica imitata negli anni in tutto il mondo. Gli studi e i bozzetti sono stati esposti in vari musei di tutto il mondo, il progetto valse ai progettisti e a Metropolitane Milanesiil Compasso d’oro” nel 1964, il più ambito riconoscimento per premiare i progetti di design Italiani.

Stazione Moscova, M2

Passiamo ora alle linee più recenti e forse meno iconiche di quelle appena citate, intorno alla fine degli anni settanta il Comune di Milano, in seguito a delle indagini sugli spostamenti che si effettuavano a Milano fra il 1976 e il 1977, decise di fornire Milano di una nuova linea metropolitana.

Questa volta però fu deciso di non affidare il progetto allo Studio Albini, bensì all’architetto Claudio Dini. Questa decisione porta a dei cambiamenti anche nell’impostazione che è stata data alla “gialla”, totalmente diversa dalle prime due. Il progetto infatti si caratterizza anche per la scelta di materiali più costosi rispetto a quelli utilizzati in precedenza, con il marmo dei pavimenti al posto della gomma nera a bolli e i muri sagomati che prendono il posto dei pannelli utilizzati nelle prime due linee.

Stazione Comasina, M3

L’idea di fornire Milano di una nuova linea metropolitana, più corta rispetto alle altre, nasce nel 1999, per dotare viale Zara e viale Fulvio Testi di una linea metropolitana.

L’M5, la “Lilla”, l’ultima in ordine di realizzazione. È la linea metropolitana più elegante e moderna di quelle esistenti, totalmente comandata da una centrale di controllo, ha vetrate anti-sucidio, banchine più strette e vagoni più corti. Insomma un vero gioiellino, all’apparenza, ma che presenta molti errori progettuali secondo una gran parte di Milanesi, ad esempio i percorsi pedonali difficili confusionari e la scarsa praticità, insomma, nel bene o nel male, l’M5 è la rete metropolitana Milanese che meno rispecchia le impostazioni delle precedenti linee.

Stazione Garibaldi FS, M5

Riassumendo: Possiamo dire che le linee Metropolitane di Milano sono un modello di architettura seguito da tutto il mondo, esprimendo lo stile del periodo di costruzione e descrivendo diversi concetti di viaggio.

L’M1 è stata la prima linea metropolitana al mondo ad introdurre elementi che sarebbero poi diventati lo standard, come le pareti rivestite di pannelli rimovibili e la striscia continua colorata con il colore della linea, l’M2 si è basata sullo stesso progetto ma con un budget più limitato, l’M3 si è contraddistinta per la sua impostazione, totalmente diversa dalle precedenti linee e per i suoi materiali pregiati, l’M5 è, invece, la prima linea metropolitana completamente tecnologica di Milano.


Spero di non avervi annoiato troppo con questa prima prova di “Storie di Design“, una nuova rubrica che magari porteremo avanti saltuariamente sul blog, in questo articolo non ho parlato dell’M4 perché al momento della pubblicazione dell’articolo non è ancora entrata in funzione. Fatemi sapere nei commenti, o in privato tramite il box di contatto nella sezione “Informazioni” del Menù, se vi è piaciuto o meno questo articolo, alla prossima !

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