1983: L’epica battaglia dei Rally

Gli anni ottanta sono stati eccezionali per lo sport Italiano: La vittoria della nazionale ai Mondiali ’82, la scoppiettante Olimpia Milano di Dan Peterson, l’arrivo di Maradona a Napoli, gli eventi sono così tanti che potrei continuare per ore…

E anche il campionato del mondo rally del 1983 non fu da meno. Una stagione folle, una sfida epocale, una macchina nata già obsoleta contro una che avrebbe rivoluzionato il mondo dei Rally, Lancia contro Audi.

Nello sport le rivalità sono all’ordine del giorno, soprattutto in quelli motoristici che negli anni ci hanno donato tantissimi scontri mozzafiato, per citarne alcuni: Hunt contro Lauda, Senna contro Prost o, per citarne una recente, Hamilton contro Rosberg. Ma fra tutte queste rivalità la mia preferita rimane questa.


Epilogo

Tutto inizia nel 1977, mentre Audi stava lavorando ad un veicolo a trazione integrale per l’esercito Tedesco, durante alcuni test svolti in Finlandia su vari modelli, Jörg Bensinger, un addetto Audi per i telai, notò che le tradizionali berline a trazione anteriore erano svantaggiate rispetto al fuoristrada, e allora si chiede se il loro sistema a trazione integrale potesse essere usato in una normale auto per famiglie.

E così, in una remota cava in Germania, iniziarono i loro test segreti. Fu chiaro fin da subito che l’utilitaria aveva un enorme tenuta e così capirono che sarebbe tornata utile nei rally, visto che era possibile fare delle curve su superfici sconnesse molto velocemente. Ma c’era un problema, fino ad allora nei rally le auto a trazione integrale non erano ammesse, perciò l’Audi mandò un suo uomo ad un importantissima riunione a Parigi per cercare di cambiare la regola, e ci riuscirono.

Dopo il campionato 1982 vinto dall’Audi Quattro, tutti sapevano che per vincere bisognava avere la trazione integrale, tutti tranne Lancia.

Tra il 1981 e il 1982 Lancia cominciò a lavorare sulla Rally 037, esordì in sordina, senza farsi troppo vedere e macinando chilometri su chilometri di test nel Tour de Corse di quell’anno. La 037, vettura a trazione posteriore e a compressore volumetrico, era pronta, dopo un paziente lavoro di messa a punto, per recitare un ruolo da protagonista l’anno successivo con l’introduzione del nuovo ed estremamente performante Gruppo B.

La 037 avrebbe vinto a mani basse su una pista asciutta, ma nel mondo dei rally, fatto di cadute, schianti e botte aveva poche chance, inoltre l’Audi aveva dietro un team che disponeva di molti soldi e che poteva fare affidamento sul tridente d’attacco MikkolaMoutònBlomqvist campioni del precedente campionato, al contrario di Lancia aveva pochi soldi a disposizione e doveva gestirli al meglio. La Lancia, inoltre, poteva fare affidamento su Markku Alen, Attilio Bettega, Miki Biasion e sul neo-acquisto dalla Opel Walther Röhrl, che aveva detto di non voler competere a tutte le gare e che non voleva essere campione del mondo.

Quindi, l’Audi si ritrovava ad avere un auto a trazione integrale, una squadra di Tedeschi guidata da un solido capo e una squadra di piloti di prima categoria pronti a dare tutto, Lancia invece, aveva un budget limitatissimo, due ruote motrici, una discreta squadra guidata da un capo furbo e un pilota part-time che non voleva essere campione del mondo; Ad ogni modo però, anche Lancia aveva un asso nella manica, facevano rally da anni, avevano vinto quattro campionati con la Fulvia e la Stratos, e che quindi conoscevano molto bene le regole.

Nonostante l’esperienza della Lancia e l’astuzia del suo capo nessuno si aspettava che andassero bene nel primo turno del campionato sulle gelide montagne sopra Monte Carlo.

E anche il Team Lancia era molto spaventato da questo turno, principalmente perché si poteva trovare neve, ghiaccio, condizioni scivolose che non è l’ideale per un auto a trazione posteriore, perciò, mentre l’Audi preparava le auto all’evento, il Team Lancia andava a procurarsi il maggior numero di sale disponibile in zona per poi spargerlo sulle curve difficili, così che, quando sarebbe arrivata la 037, il ghiaccio si sarebbe sciolto, inoltre, avvertirono le autorità stradali a prendersi cura delle strade per via del molto ghiaccio che, secondo il team, poteva essere pericoloso per il pubblico e per i piloti, “costringendo” così a far pulire il percorso.

E così, il risultato a Monte Carlo fu l’esatto opposto di quello che tutti si aspettavano, le Lancia a due ruote motrici, in un rally noto per le sue strade scivolose, conquistarono le prime due vette del podio.

La tappa successiva del rally era in Svezia, dove il sale non bastava per liberarsi del ghiaccio e della neve, così la Lancia risolse il problema non presentandosi.

In Svezia le Audi arrivarono sul podio, e tre settimane dopo fecero le stesso in Portogallo, e dopo un ulteriore successo in Africa, sembrava che le Audi stessero per decollare, fino a quando non arrivò la tappa in Corsica, dove quasi tutti i circuiti erano sull’asfalto. Tutti si aspettavano che le Lancia a due ruote motrici avrebbero fatto un po’ di punti, ma nessuno aveva predetto quanti; Di solito Lancia si presentava ad un evento con due o tre auto, ma qui portarono quattro auto, quindi se si fossero classificati nei primi quattro posti, e lo fecero, il meglio che poteva fare l’Audi era il quinto posto, e grazie a dei problemi meccanici neanche ci arrivarono, quindi la Lancia con le trovate del sale e con la flessibilità sul numero di auto nel team, era di nuovo in cima alla classifica.

Ma poi tutto si spostò sull’evento più arduo del calendario europeo, la Grecia.

Tutti sapevano che le strade irregolari avrebbero causato problemi meccanici, e che ci sarebbero stati dei guasti, e ce ne furono, ma sorprendentemente, erano tutte Audi, la Lancia infila così un “uno-due” straordinario con Röhrl e Alen che staccano di quasi 14 minuti Stig Blomqvist. In Nuova Zelanda è un altra disfatta di Audi e un trionfo del team Lancia, con Röhrl primo e Bettega a chiudere il podio in terza posizione. Tre vittorie di fila pazzesche, su terreni ghiaiosi che sulla carta sarebbero stati sfavorevoli ala 037 e la sua trazione posteriore.

Dopo la disfatta però il team Audi riuscì a rifarsi in Argentina con Mikkola che vince entrambe le gare con il team al completo che occupa l’intero podio in Argentina, dove le Lancia accusano parecchi problemi. In Finlandia, al rally dei Mille laghi, Walter Röhrl non prende il via perché, a detta sua, non gli piacciono i salti, e quindi rimase a casa in pantofole a leggere “Der Spiegel” con una tazza di caffè in mano, data questa mancanza l’Audi vinse facilmente.

Nonostante ciò, con tre gare mancanti, era matematicamente possibile per la Lancia vincere il campionato del Mondo a Sanremo.

E il Team voleva fortemente portarsi a casa il titolo, a casa, in Italia, avrebbero vinto davanti al loro popolo, ma bisognava gestire la caratteristica principale del rally di Sanremo, ovvero, la polvere, che viene lanciata in aria da un’auto e un minuto dopo, quando arriva la successiva, è ancora lì, e ciò rende la visuale pessima, il Team Lancia provò una delle sue furbate mandando il loro furgone, con delle spazzole, sulla pista, ma non funzionò. Così ai piloti venne un idea geniale, quanto subdola.

Su una tratta, un minuto dopo la partenza dell’Audi Quattro, toccava alla Lancia, che non partì, quindi lo starter andò a vedere qual era il problema, e il co-pilota finse di avere dei problemi con l’allaccio della cintura, e quando il “problema” venne riparato, la polvere era già sparita, però i giudici questa volta si fecero sentire e quindi la vittoria dipendeva soltanto dal pilota, e Röhrl fu all’altezza della situazione, la squadra si posizionò in prima, seconda e terza posizione, portandosi a casa il titolo di Campione del mondo.

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