Blade Runner (parte due)

Denis Villeneuve, in Blade Runner 2049, cambia completamente prospettiva, è infatti influenzato da quel pessimismo tipico del nuovo millennio.
L’ambientazione del lungometraggio ricorda quella originale ma le vicende seguite sono quelle di K, interpretato da Ryan Gosling, un replicante di ultima generazione che svolge il lavoro di Blade Runner, il cui scopo è eliminare gli ultimi replicanti (Nexus 8) della vecchia generazione.

Cambiando completamente punto di vista, il regista rende il confine fra umano e replicante (definito anche “lavoro in pelle”) talmente sottile da non riuscire a distinguerlo; sebbene Ridley Scott, regista del precedente film, aveva diviso in modo esplicito le due categorie: umani e replicanti.
Villeneuve espande il confronto, inserendo scontri fra gruppi sociali che ormai hanno perso la propria identità.

Un elemento condiviso da entrambi i film è il cinismo che riguarda la vita umana sulla Terra, la natura, infatti, è assente e il paesaggio è completamente artificiale, scuro e piovoso.
Sembra quasi che la terra sia ormai un luogo che non conta più niente, dove vive solo la feccia della società, tutto questo perché la gran parte degli esseri umani si è stabilita “nell’Extramondo”, ovvero, su altri pianeti.

Un punto di svolta narrativo nel secondo film è segnato dalla visita di K in una Las Vegas distrutta e desolata, dove avviene l’incontro con Deckard, mostrando quindi il rapporto fra “nuovo e vecchio”.

Deckard, personaggio ormai invecchiato, ha cambiato la sua mentalità e ora è disposto ad aiutare chi un tempo considerava diverso da lui.
Blade Runner altro non è che un’opera sull’accettazione del diverso e sull’empatia.

Gli antagonisti di BR 2049 sono Niander Wallace, interpretato da Jared Leto e la sua assistente replicante; Wallace, è il produttore della nuova generazione di replicanti e cercherà di ostacolare i protagonisti nella ricerca del figlio/a perduto/a di Deckard per motivi personali.

Allerta Spoiler

Il sequel rispetta perfettamente la filosofia del film originale, in quanto mostra un replicante (L’agente K) desideroso di essere un umano e di provare emozioni, desideroso di essere nato e non di essere stato costruito, anche se il finale lo lascerà parecchio deluso, infatti, comprende che la sua esistenza non ha un senso.
Decide però di dargliene uno aiutando Deckard a ritrovare la figlia che non ha mai conosciuto, il primo essere vivente ad essere portato in grembo da una replicante, e quindi a concedere a lui la felicità che aveva così ardentemente desiderato.
Quest’azione di K ci ricorda Roy Batty, il quale ha salvato Deckard in modo tale da aver compiuto una buona azione prima di morire, in seguito al raggiungimento del tempo limite di vita, dopo aver sprecato la sua esistenza a pensare solo a come vivere di più.

Fine Spoiler

Per concludere, questi due film costituiscono una pietra miliare del cinema e la saga di Blade Runner sarà sempre ricordata come una delle serie fantascientifiche migliori di sempre.

Articolo scritto da Alessio e Vanni

Parte uno: https://lattughino.wordpress.com/2021/03/13/blade-runner-parte-uno/

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