Storie di Design: Macintosh, il computer che rivoluzionò il mondo.

Molti di voi lo conosceranno già, il Macintosh ha scritto la storia dei Personal Computer dettando le basi per il futuro del settore. Lanciato sul mercato il 24 Gennaio 1984, fu Il primo computer di successo dotato di un’interfaccia grafica e di un mouse per comandarla, queste sue caratteristiche rivoluzionarono il settore informatico segnandone il futuro.


Lo sviluppo del Macintosh iniziò nel 1979 per volere di Jef Raskin, un manager del dipartimento pubblicazioni di Apple, che aveva come sogno quello di realizzare un computer dal costo non superiore ai mille dollari, dedicato al mercato di massa. L’idea era quella di un semplice elettrodomestico con schermo, tastiera e computer integrati in un’unica unità. Il progetto non aveva una vita facile, infatti per tutto il 1979 e l’inizio del 1980 il piccolo progetto segreto visse un’esistenza precaria, con il rischio di essere cancellato da un momento all’altro.

Nel settembre del 1980 Steve Jobs venne cacciato dal progetto Lisa. Perciò, perso il suo lavoro, era alla ricerca di un altro posto dove lasciare il segno. Iniziò a concentrarsi sul piccolo progetto di Raskin, che lo affascinava fin dal 1979, una volta entrato era già chiaro a tutti che i giorni di Raskin fossero contati, i due si erano già scontrati in passato e dopo l’entrata di Jobs nel team iniziarono ulteriori scontri. Il primo, fu sul processore da adottare, Raskin era follemente innamorato di un economicissimo e poco potente microprocessore, il Motorola 6809, mentre Jobs insisteva per adottare il più potente Motorola 68000, utilizzato anche dal Lisa, e che era in grado di gestire l’interfaccia grafica (finestre, menu, mouse, ecc.) che Jobs aveva visto tempo prima allo Xerox PARC.

Col passare del tempo i diverbi fra i due aumentarono e Raskin venne allontanato dal progetto dopo che i due vennero convocati da Michael Scott (primo CEO di Apple) ad un confronto davanti a Mike Markkula. Durante quel colloquio Jobs scoppiò persino a piangere, e sia lui che Raskin concordarono che l’uno non poteva lavorare con l’altro. Uno dei motivi per cui Raskin fu allontanato era che il progetto del Mac, un piccolo progetto sviluppato in un edificio lontano dalla sede principale, avrebbe tenuto lontano Jobs dal palazzo principale per un po’.

Subito dopo l’uscita di scena di Raskin, Jobs iniziò a reclutare nuova gente per il progetto Macintosh, fra cui Andy Hertzfeld, Larry Tesler, Bruce Horn, Bud Tribble, Daniel Kottke, e andò molto vicino a far entrare nel team Steve Wozniak, storico co-fondatore di Apple. Uno dei requisiti che Jobs richiedeva per entrare nel Team era la passione per il prodotto, per quello che si stava facendo, spesso Jobs faceva entrare della gente in una sala con un prototipo di Macintosh coperto da un telo, che sollevava con gesto enfatico e teatrale, e osservava la reazione, voleva che dicessero “Wow, che bello!“.

Una foto del team che lavorò sul Macintosh intorno alla metà degli anni 80.

All’inizio del 1981 il team contava una ventina di persone e quindi Jobs decise di trasferire il team in un nuovo edificio poco distante dal palazzo principale di Apple, la nuova sede venne ribattezzata “Texaco Towers“, sia perché era vicino ad un distributore della Texaco, sia perché tempo prima il team del Lisa si era trasferito in un edificio denominato “Taco Towers“. Nel frattempo Jobs contribuì a silurare Michael Scott come CEO di Apple, Markkula prenderà il suo posto e, per via dell’atteggiamento piuttosto passivo di Markkula, Jobs era libero di fare tutto quello che voleva con la divisione Mac.

Durante la progettazione del Mac, Steve Jobs lavorò molto sul design, così, all’inizio del 1981, assunse il designer industriale Jerry Manock per sviluppare insieme la scocca del Mac. Jobs voleva che il Macintosh avesse un design “amichevole“, e dopo svariate proposte, tutte bocciate, si arrivò alla scocca verticale che ricordava quasi un volto umano, con monitor e lettore floppy disk integrati. Tuttavia, poiché Jobs apportava spesso modifiche alle proposte dello studio di design, il processo di sviluppo fu lungo e complicato e, di conseguenza, solo all’inizio del 1982 apparve il primo vero prototipo basato sul design terminato.

Jobs si impegnò anche nei dettagli che in pochi avrebbero notato, come i componenti interni, cosa che aveva appreso da suo padre, ovvero quella di curare ogni singolo dettaglio, anche quelli meno visibili. Jobs esaminò con cura i circuiti stampati che avrebbero ospitato i chip e altra componentistica, criticandola per motivi estetici, e costringendo a renderli il più belli possibili.

A livello grafico il Macintosh, a differenza del Lisa, usufruiva del sistema bitmap, ottenendo così dei pixel quadrati, semplificando di molto il lavoro dei progettisti che poterono così lavorare all’interfaccia grafica senza avere i problemi di rapporto delle dimensioni dei pixel presenti sul Lisa. Jobs era molto pretenzioso anche sull’interfaccia grafica del Macintosh, impose a Bill Atkinson di creare un software che fosse in grado di generare rettangoli con gli angoli arrotondati. Atkinson apportò delle modifiche necessarie in modo che la libreria grafica di QuickDraw potesse disegnare il contenuto richiesto, e i rettangoli con gli angoli arrotondati furono talmente tanto usati che caratterizzarono il sistema operativo del Macintosh.

Il Macintosh, essendo bitmappato, poteva concepire una serie praticamente infinita di font. Per disegnarli, Andy Hertzfeld reclutò una sua amica, Susan Kare, che disegnò molti dei font presenti nel sistema operativo del Macintosh, di cui Jobs ammirò il processo. Susan Kare si occupò anche di disegnare numerose icone del sistema operativo, che contribuirono a caratterizzare il prodotto finito. Steve e Susan condividevano molte idee e spesso Jobs si recava alla sua postazione anche la domenica mattina per vedere le nuove opzioni che aveva ideato. I due andavano quasi sempre d’accordo, tranne quando ci fu un litigio sul font della barra del menu del Macintosh, ripreso anche nel film “Jobs“, del 2013.

Susan Kare fotografata nel suo spazio di lavoro alla “Texaco Towers

L’ampio assortimento di font, spesso non apprezzato da Markkula e altri, e le fantastiche capacità grafiche fornite dal Macintosh, combinate alla stampante laser, avrebbero contribuito a lanciare l’editoria elettronica che sarebbe stata una manna dal cielo per le vendite del Macintosh.

I continui cambiamenti effettuati da Jobs sul design, sommati a numerosi problemi hardware e software fecero slittare la data prestabilita per la commercializzazione del Macintosh, e nel frattempo il team si rese conto che il rivale del Macintosh non sarebbe stato più il Lisa ma il computer IBM che si stava sempre più affermando sul mercato, così il team fu obbligato a fare dei cambiamenti, decidendo di dotare il computer di 128 KB di RAM e di sostituire il lettore di floppy disk con dei lettori prodotti dalla Sony in seguito ad alcuni problemi con i lettori riscontrati nel Lisa. Il computer venne terminato solo a metà del 1983 e fu deciso di presentarlo nel mese di gennaio del 1984.

Jobs diventava sempre più nervoso, irritante ed esigente del solito. I membri del team lavoravano a ritmo continuo senza concedersi un minimo di pausa, e questo solo per riuscire a realizzare quello che per tutti loro era ormai diventato un vero e proprio sogno, nel frattempo nel gennaio del 1983 venne presentato il Lisa, e anche se Steve odiava quel progetto, in qualità di presidente, dovette pubblicizzare il nuovo prodotto, anche se in ogni intervista che rilasciata in quel periodo citava il progetto Macintosh e la sua imminente uscita. Il Lisa si rivelò un fallimento e nel giro di due anni dal rilascio venne ritirato dal mercato. Uno dei motivi principali del fallimento fu proprio l’uscita del Macintosh, e la non compatibilità fra i due prodotti.

Steve Jobs con l’acerrimo nemico del Macintosh, il Lisa.

Sempre nel 1983, Jobs dovette fare i conti con alcuni problemi riscontrati con il lettore di floppy disk del Lisa, e quindi anche del Macintosh, per il primo, dotato di disco rigido, non era un grande problema, mentre per il Macintosh, che non era dotato del disco rigido, fu una vera e propria emergenza, quindi Jobs e Bob Belleville volarono in Giappone per valutare diverse alternative.

Dopo aver risolto quest’ultima insidia di progettazione, ad opera completata Steve fece firmare tutto il team su un foglio di carta, queste firme vennero incise all’interno di ogni Macintosh, perché ogni artista firma la propria opera.

Confezione originale del Macintosh 128k.

Un altro degli aspetti che Jobs curò fu la confezione e la presentazione. Per la scatola del Macintosh, scelse un design semplice, ispirato a Picasso, di cui era un grande estimatore. Per la prima volta nella storia dell’informatica, la scatola del computer non era più una scatola anonima, ma recava in bella mostra il logo colorato. Un richiamo al “logo stile Picasso” si trova anche sulle scatole degli accessori, come il famoso “Macintosh 128K Picasso Box”, scatola che conteneva i floppy essenziali per avviare e utilizzare il Mac, i manuali rigorosamente a colori, gli adesivi Apple, e la cassetta audio.

Tutte le modifiche apportate avevano fatto lievitare i costi di sviluppo, ed il gruppo del Macintosh stimò un prezzo di vendita di circa 1.995 dollari. L’allora CEO di Apple impose, nonostante le resistenze dello stesso Jobs, un prezzo di vendita del Macintosh di 2.495 dollari sia per discostarsi dal prezzo dell’Apple II sia perché con i 500 dollari aggiuntivi decise di finanziare una grossa campagna promozionale per computer.

Nei mesi anteriori alla presentazione e alla commercializzazione del Macintosh, si iniziò a pensare alla campagna pubblicitaria. A dir la verità Jobs cominciò a pensare alla campagna di marketing per il lancio del Mac già nel 1983. Il progetto fu affidato all’agenzia Chiat/Day, che sviluppò uno spot di 60 secondi basato sullo slogan “Perché il 1984 non sarà come 1984“, in riferimento al romanzo di George Orwell. Lo spot, girato da Ridley Scott era incentrato sulla figura di una ragazza con la sagoma di un Macintosh disegnata sulla maglietta nell’intento di liberare l’umanità dal controllo del Grande Fratello.

Nell’immaginario di Jobs questo spot doveva rappresentare la Apple come l’unica forza rimasta in grado di contrastare il predominio di IBM nel mondo dei computer. Nonostante l’iniziale ostilità del consiglio di amministrazione Jobs, aiutato da Mike Murray, responsabile marketing di Apple, riuscì ad ottenere l’approvazione per trasmettere lo spot, che fu mandato in onda prima dell’inizio del terzo quarto del XVIII Superbowl. Il successo fu enorme, tanto che venne definito come il miglior filmato pubblicitario di tutti i tempi.

Per quanto riguarda la presentazione, che venne preparata minuziosamente da Jobs in ogni suo dettaglio, avvenne il 24 gennaio 1984, alla riunione annuale dei soci Apple, Jobs sfilò il Macintosh da una borsa, una volta appoggiato sopra ad una colonna posta al centro del palco, tirò fuori dalla tasca della camicia un floppy disk che conteneva il programma appositamente creato per mostrare le potenzialità grafiche e sonore del nuovo prodotto. Per facilitare la visione al pubblico le immagini generate dal computer vennero replicate anche su uno schermo di proiezione posto dietro a Jobs, mentre in sottofondo fu riprodotta “Chariots of Fire” dei Vangelis. Per volere di Jobs, fu lo stesso Macintosh, a salutare direttamente il pubblico grazie all’uso di una voce sintetizzata. Piccola curiosità, quello sul palco non è un vero Macintosh 128k, che per via della poca RAM a disposizione non sarebbe mai riuscito a gestire il tutto, quello sul palco è infatti un prototipo del Macintosh 512k appositamente mascherato per la presentazione, che fu un successo.

Nonostante le campagne pubblicitarie e la presentazione ottennero un enorme successo, dopo i primi 100 giorni di commercializzazione del Macintosh 128K, che si rivelarono un successo strepitoso superando perfino gli obiettivi più ottimistici di Jobs. Incoraggiati da questo successo, i dirigenti Apple iniziarono a produrre di 110.000 Macintosh al mese. Purtroppo, le vendite iniziali si rivelarono poco indicative sulla reale domanda, e cominciarono a rallentare drasticamente, e Apple riuscì a vendere un milione di Mac solo nel marzo del 1987. Questa drastica battuta d’arresto spinse il nuovo CEO di Apple, fortemente voluto da Steve Jobs, John Sculley, a lanciare  la campagna “Test Drive a Macintosh” per incoraggiare i clienti a dare al computer Apple un’altra possibilità. E proprio per via delle deludenti vendite del Macintosh Steve Jobs fu costretto ad abbandonare Apple, ma questa è un’altra storia.

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