Rispolverando i DEVO

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Era da tempo che avevo in mente di scrivere sui DEVO, un gruppo – che apprezzo particolarmente – formato nel 1972 da Mark Mothersbaugh, Gerald Casale e Bob Lewis.

Il gruppo si contraddistinse tra la fine del 1979 e gli inizi degli anni ’80 per il loro stile stravagante, sia stilisticamente che musicalmente. Lo stile del gruppo, ironico, pungente, irriverente e critico nei confronti della società moderna, caratterizzò il complesso fin dalle origini.


I DEVO sono stati uno dei gruppi più innovativi del secolo scorso, formatosi ad Akron, Ohio – città spesso definita come “triste e grigia dove non vi è cultura” dai componenti del gruppo – nel 1972 da tre studenti d’arte del Kent State. Il nome DEVO deriva dal termine “De-Evolution” teoria secondo cui l’umanità, invece che continuare ad evolversi, avrebbe cominciato a regredire.

Conosciuti per essere stati degli esponenti – insieme a numerosissimi altri gruppi – della nascente scena new wave, si caratterizzarono per la vastissima quantità di ritmi a scatti, movimenti robotici ripetuti, per l’utilizzo della tecnologia, di cui il gruppo ha sempre fatto uso fin dagli inizi e per lo strano look sfoggiato durante i live.

Uno dei primi look sfoggiati dai DEVO, probabilmente il più famoso e riconoscibile. Da notare i particolarissimi strumenti ideati da Mark Mothersbaugh.

Pur essendosi formati nel 1972, i DEVO iniziarono la loro attività intorno al 1977, quando, dopo aver reclutato il batterista Alan Myers, vennero notati da David Bowie e Iggy Pop. Quest’ultimi riuscirono a far ottenere alla band un contratto con la Warner Bros. per il loro primo album: Q: Are We Not Man? A: We Are Devo! prodotto da Brian Eno e pubblicato nel 1978. L’album fu un successo, con tracce come Uncontrollable Urge, Jocko Homo e Mongoloid, viene considerato l’album capolavoro della new wave. Proprio in questo periodo i DEVO iniziarono il loro primo tour e fecero numerose apparizioni in vari programmi televisivi, americani e non, acquisendo una certa notorietà negli USA. Nel 1979 uscì il loro secondo album Duty Now For The Future, album dove esordiscono nuovi strumenti elettronici (una passione di Mark Mothersbaugh) ma che non raggiunge il successo sperato, né tanto meno il successo dello scorso album.

Un altro dei look più famosi dei DEVO, utilizzato durante la promozione di Freedom of Choice. Da notare, oltre agli strumenti già citati prima, l’Energy Dome, simpatico copricapo ideato da Gerald Casale, diventato uno dei simboli più riconoscibili della band.

L’apice del successo arrivò nel 1980 con Freedom of Choice, l’album che consacra i DEVO nel mondo della musica mainstream. Fredoom of Choice contiene alcuni dei singoli più di successo del gruppo, tra cui “Whip It“, che rappresentava un picco nel loro songwriting a volte irregolare. Inoltre, il videoclip di “Whip It“, insieme a “Video Killed The Radio Star“, divenne un vero e proprio tormentone delle prime trasmissioni di MTV.

Tuttavia, il successo commerciale di DEVO si rivelò di breve durata, con l’uscita di New Traditionalists, nel 1981, album dai temi più cupi e serio, deluse le aspettative del pubblico, e fece sfumare l’interesse della gente intorno alla band. Nel 1982 venne pubblicato “Oh, no! it’s Devo“, album più orientato al synth-pop rispetto ai suoi predecessori, il cambio di sonorità non soddisfo i fan storici del gruppo, e in generale l’album riscosse poco successo. Secondo Gerald Casale, il “cambio di stile” era una risposta alle critiche di alcuni recensori che descrissero i Devo come una banda di pagliacci a corto d’idee.

Nel 1984 pubblicarono il loro sesto album, Shout. Considerato un flop, l’album venne criticato per l’uso eccessivo del sintetizzatore e per la scarsa scrittura. In seguito al fallimento critico e commerciale di Shout, la Warner Bros. abbandonò i DEVO. Poco dopo, nel 1986, affermando di sentirsi creativamente insoddisfatto, insoddisfazione dovuta anche all’uso della batteria elettrica, Alan Myers lasciò la band e i DEVO si presero una pausa.

La “de-evoluzione” dei DEVO continuò nel 1988 con l’uscita di Total Devo. L’album includeva due canzoni usate nella colonna sonora di Slaughterhouse Rock, un film horror di cui avevano composto la colonna sonora nel 1987. L’album non fu un successo commerciale e ricevette scarsissime recensioni. Nel 1990 uscì Smooth Noodle Maps. Anch’esso fu un fallimento critico e commerciale, e fu l’ultimo album dei DEVO per una ventina di anni, infatti il gruppo si sciolse dopo l’uscita di quest’ultimo lavoro. Salvo per riunirsi in occasione di qualche concerto di beneficenza.


Ma passando al dunque, perché bisognerebbe “rispolverarli” ?

In primis, perché assieme ad altri gruppi come i Talking Heads, gli Oingo Boingo e i The B-52’s, offrono sonorità intaccate dal tempo, ancora nuove all’orecchio nonostante l’età. I DEVO, se così possiamo dire, hanno anticipato un tipo di musica che tutt’oggi può essere considerata contemporanea; basti pensare alla musica vaporwave. I primi a fare da cavia fu proprio il pubblico ai loro concerti, che durante l’attesa ascoltavano delle versioni di brani classici in versione completamente distorte, come una sorta di “musica da ascensore”.

Ben oltre la loro bravura nello sperimentare e creare suoni impensabili da creare con strumenti tradizionali, c’è la loro particolarità dei live. Cercavano di annullare le distanze fra pubblico e artista, e la soluzione è arrivata con la loro causa multimediale. Il tour di Oh No it’s Devo! nell’ 82 è un ottimo esempio, è fra le prime volte in cui si sperimenta l’interattività tra gruppo e le proiezioni sincronizzate sullo sfondo, oltre al 3D.


Il motivo per cui consiglio di dare un’ascolto a questo gruppo fuori dalle righe, è proprio quello di sperimentare nuovi orizzonti, tipi di musica che vanno oltre l’apparenza, ai testi e suoni che a primo impatto possono sembrare “ignoranti”, ma che in realtà nascondono una vera e propria critica alla società, spesso prevedendo il suo futuro.

Vi lascio di seguito una playlist con alcuni dei successi dei DEVO, e alcuni dei videoclip più famosi.

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