Stevie Ray Vaughan, il Jimi Hendrix bianco

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Strappato alla vita trentuno anni fa, Stevie Ray Vaughan copre un ruolo importante nella storia della musica e in particolare modo quella del Texas Blues, dove contribuisce in modo significativo anche valorizzando il Blues nero in un’America che viveva ancora un grande razzismo.


Nato il 3 ottobre 1954 a Dallas, in Texas, da una famiglia semplice, di madre segretaria e padre operaio, motivo per cui doveva spostarsi molto frequentemente di casa, questo metteva sotto stress Stevie e suo fratello maggiore Jimmie, che non avevano mai tempo di adattarsi alla terra da cui erano sempre di passaggio.
Fin da piccoli entrambi si interessano alla musica, Jimmie riceve in regalo la sua prima chitarra all’età di 10 anni, mentre Stevie si ritrova invece ai 7, con uno strumento più semplice, una chitarra giocattolo con suoni preinstallati. I motivi dei primi litigi fra fratelli deriva proprio dal fatto che Stevie tendeva a rubare lo strumento di Jimmie quando incustodito.

Completamente da autodidatta, porta avanti i suoi studi su chitarra ispirandosi ai grandi maestri del Blues, grazie ai dischi del fratello e alla radio che in tarda notte trasmetteva musica che incuriosiva molto Stevie. Già dai tempi del liceo il suo talento si faceva intravedere durante le esibizioni con delle band scolastiche. Dopo una lunga serie di traslochi, si stabilisce ad Austin, sempre in Texas, dove inizia a pensare a progetti più seri e duraturi. Entra così in una band, i Cobras, che però abbandona quando il frontman impone a tutti i membri di truccarsi in modo stravagante. Da questo momento capisce di non essere tagliato per la musica pop, caratterizzata solo dall’apparenza, ma bensì di voler diventare un bluesman, dove ciò che importa è la qualità della musica.

A 17 anni fuggiva di notte nei locali per suonare, e questo lo portava a dormire solamente due ore prima di tornare sui banchi di scuola, su cui spesso si appisolava per la stanchezza. Dopo svariati richiami per il brutto comportamento e lo scarso rendimento scolastico, decide di abbandonare gli studi per seguire solo la sua carriera musicale, che diventa man mano sempre più concreta. Nel ’71 prende parte dei Cast of Thousands, per poi passare nel ’73 ai Nightcrawlers, con cui incide solamente una demo prima dello scioglimento e del suo ingresso nei Paul Ray & the Cobras nel ’75, dove prende vita l’album “Texas Clover”.
Questo gruppo vede Stevie Ray crescere sempre più come musicista, tanto da rendere sempre più prevedibile il suo abbandono per mettersi in proprio. Con lo scioglimento dei Cobra nel ’77, Stevie Ray si rimette subito alla ricerca di nuovi membri per un nuovo gruppo con lui leader, fondando i Triple Threat Revue, assieme a W.C Clark e Lou Ann Barton.

Stevie Ray (a destra) con i Paul Ray and The Cobras

Dopo i primi successi locali, cambia il nome della band in Double Trouble, ispirandosi all’omonima canzone di Otis Rush, assieme a Chris Layton alla batteria e Jackie Newhouse al basso. Questa formazione registra solamente un album mai pubblicato ufficialmente, di edito è reperibile il live “In the Beginning”, registrato il primo aprile del 1980 e pubblicato postumo nel 1992.
Nell’80 la Barton lascia la band nel bel mezzo di un tour, portando Stevie Ray a diventare anche vocalist e frontman. L’anno dopo invece è Newhouse ad abbandonare, lasciando posto a Tommy Shannon, che completa definitivamente il trio di Stevie Ray Vaughan and Double Trouble, scalando il successo disco dopo disco.

Dopo diverse esibizioni attira l’attenzione di Mick Jagger, che lo segnala a un produttore, Jerry Wexler, conquistandosi un posto al Montreux Jazz Festival. Il pubblico, aspettandosi un blues acustico, si ritrova deluso davanti a un genere completamente elettrico, scatenando un malcontento generale che termina in fischi mischiati a qualche applauso sparso. Fra i pochi contenti degli spettatori c’è David Bowie, che sceglie di ingaggiarlo come chitarrista per otto brani dell’album “Let’s Dance”. Viene chiamato anche per partecipare al tour mondiale dell’83, ma viene a mancare all’ultimo per dedicarsi interamente alla carriera con i Double Trouble.

L’estate dell’anno stesso esce il primo album “Texas Flood”, inciso interamente in due giorni gratuitamente in uno studio. Alcuni brani sono registrati a presa diretta, senza aggiunte o modifiche. Il disco conquista rapidamente sia la critica che il pubblico. Il trio si affermerà l’anno successivo con l’uscita di “Couldn’t Stand the Weather”, che infrange tutti i record di vendite piazzandosi in cima alle classifiche mondiali. In questo album emergono tutti gli artisti che hanno influenzato Stevie, mettendo in chiaro tutte le caratteristiche del suo stile. Agli elementi importanti si aggiunge l’uso di corde spessissime, con scalature che necessitano di una colla industriale applicata sui polpastrelli per evitare danni. Secondo la critica Stevie Ray è l’artista che riesce ad avvicinarsi di più a Hendrix, grazie alla cover di Vodoo Child (Slight Return), a parere di molti suonata meglio dell’originale.

In ordine: Stevie Ray con la sua Number One, SRV And Double Trouble e copertina di Texas Flood

Nei mesi successivi il rapporto di Stevie e del gruppo con alcol e droghe stava diventando sempre più insostenibile, spesso il consumo di cocaina da parte della band era talmente alto da non poter sostenere un’esibizione. Nel 1985 vede la luce “Soul to Soul”, un album mediocre e un po’ vittima del pessimo stile di vita degli artisti, stile che l’entourage del gruppo ha più volte cercato di migliorare con esito negativo.
Nel 1986 Stevie viene invitato all’inaugurazione del campionato di baseball statunitense, dove esibisce una pessima esecuzione dell’inno nazionale, creando scompiglio dai tifosi e soprattutto dai critici. A questo segue il divorzio con la moglie, a cui risponde di aver perso la seconda ma non la prima, cioè la sua chitarra. In più la scomparsa del padre, che lo mandano in un profondo abisso emotivo.

Nel tour solista europeo, assieme ad altri grandi artisti, collassa sul palco e viene portato d’emergenza in ospedale, dove vengono diagnosticate ulcere multiple all’intestino; una condizione che in circa un mese avrebbe portato il chitarrista alla morte. Torna in America per disintossicarsi, e dopo un periodo di riabilitazione in Georgia ritorna sulle scene musicali con una spinta in più. Riprende immediatamente il tour interrotto lanciando molteplici messaggi e discorsi al pubblico incitando a non cadere nei vizi e ad affrontare i problemi senza cadere nell’uso di sostanze. Questo cambiamento porta Stevie a un maggiore apprezzamento come artista e soprattutto come persona.

Tornato con i Double Trouble incide importanti sessioni, come quella con Albert King, e soprattutto si ricongiunge con il fratello Jimmie. I due hanno collaborato per tutta la vita, ma senza mai pubblicare nulla. Viene così distribuito postumo nel ’90 il suo unico album col fratello, “Family Style”.
Il 27 Agosto 1990 si trova in tour con Eric Clapton, Jimmie, e altri artisti di alto calibro internazionale, e alla tappa all’Alpine Valley Music Theater, molto stanco, chiese a Clapton di tornare con il suo staff appena terminato il concerto, e accettò senza troppi problemi, inconsapevole che facendo questo favore a Stevie si stava salvando la vita. Terminata la serata prese il volo per Chicago, e per colpa del maltempo e dell’inesperienza del pilota tutti perdono la vita in un tragico schianto su una collina. Stevie Ray Vaughan viene sepolto il 31 agosto 1990 al Laurel Land Memorial Park di Dallas accanto al padre, morto quattro anni prima nello stesso giorno del figlio.

Viene pubblicato nel 1991 un album di inediti “The Sky is Crying”, celebre per la splendida interpretazione di Little Wing di Hendrix e l’unico brano acustico studio “Life by The Drop”.
Inoltre dopo la scomparsa, Jimmie Vaughan ha collaborato con la Fender alla realizzazione di una Signature della Number One, tutt’oggi presente sul mercato. A queste se ne aggiungono pochissime estremamente fedeli all’originale prodotte in quantità limitata.

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