Racconti d’Italia: Il sogno di Adriano Olivetti

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L’Italia è il paese che amo, qui affondano le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti… No, ok, forse ho sbagliato introduzione.

L’Italia nasconde nel suo territorio millenario tantissime storie, belle, brutte, note o meno note. Lo scopo di questa nuova rubrica sta nel raccontare particolari eventi storici, storie imprenditoriali o particolari personaggi, controversi o meno, che hanno in qualche modo contribuito alla storia del nostro paese, detto questo, l’argomento di oggi è uno di quelle storie imprenditoriali forse più note del nostro paese, la storia di Adriano Olivetti e quindi la storia della Olivetti.


Nato nei pressi d’Ivrea l’11 Aprile 1901, da Camillo Olivetti e Luisa Revel; La vita di Adriano è strettamente collegata alla vita dell’azienda di famiglia, che suo padre fondò nel 1908, e in cui Adriano entrò nel 1925, inizialmente come operaio, subito dopo essersi laureato in Ingegneria chimica industriale al Politecnico di Torino. Intorno al 1924, Adriano seguì le orme del padre e fece anch’egli un soggiorno negli Stati Uniti, dove visitò un centinaio di fabbriche “rivali”, tra cui la Underwood. Fu proprio durante questo soggiorno che Adriano scoprì un nuovo modo di organizzare il lavoro, facendo tesoro dell’innovazione portata da Henry Ford, per la catena di montaggio della Model T, ovvero paghe orarie più alte, tempi di lavoro ridotti.

Una volta tornato in patria, come scritto prima, iniziò a lavorare come operaio, cosa che in verità aveva già fatto per un breve periodo all’età di 14 anni. Pur producendo prodotti di qualità superiore rispetto alla concorrenza, l’Olivetti di metà anni 20 aveva una misera produzione di 4000 macchine da scrivere all’anno, fu proprio Adriano a dimostrare, con l’aiuto di Gino Levi, come fosse possibile triplicare il rendimento dell’azienda semplicemente organizzando in modo più razionale l’assemblaggio e la turnazione dei dipendenti. L’arrivo di Adriano nella gestione aziendale del padre e la sua razionalizzazione furono una svolta, con la produttività che dal 1926 raddoppiò.

In ordine: Famiglia Olivetti; Prima macchina da scrivere Olivetti; Fabbrica storica in mattoni rossi.

Nel 1932 Adriano fu nominato amministratore delegato, e il suo primo prodotto da amministrato delegato fu l’Olivetti MP1, una delle prime macchine da scrivere portatili dell’azienda di Ivrea. Nel 1938 subentra al padre come presidente.

Con la guerra d’Africa prima, la guerra di Spagna e poi, la seconda guerra mondiale, il già fioco consenso di Olivetti nei confronti del regime si affievolì fino a portarlo ad un aperto antifascismo. Per sfuggire alle Leggi Razziali, Adriano e il fratello Massimo, si trasferirono in Svizzera, nel 1944, e in questo complicato periodo i due fratelli si tennero in contatto con la Resistenza. Tornato in Italia, riprese le redini dell’azienda. Già prima della guerra l’Olivetti aveva aperto a nuovi prodotti, nel 1945 uscì la Divisumma 14, nato dalla stretta collaborazione con Marcello Nizzoli, la prima calcolatrice scrivente al mondo in grado di eseguire le quattro operazioni. Venne inventata da Natale Capellaro, la Divisumma 14 fece la fortuna dell’Olivetti, con circa 6 milioni di esemplari venduti.

Adriano non si limitò a migliorare la produttività, negli anni successivi al suo ritorno in Italia si dedicò alla Politica, all’Architettura e all’Urbanistica. Secondo la visione di Olivetti il progresso umano non si basava sulle aziende, bensì su coloro che vi lavoravano all’interno, i dipendenti. Per umanizzare il lavoro in fabbrica bisognava partire dagli spazi fisici, dalla fabbrica. Proprio per questo Adriano si preoccupò di costruire delle fabbriche moderne e dei villaggi per i lavoratori, per la costruzione di stabilimenti, show-room, uffici e negozi, si affidò a famosi architetti e designer, tra cui Figini e Pollini, incaricati nel 1930 di progettare la fabbrica di Ivrea, la ICO, e successivamente, negli anni 50, di ampliarla. Per gli edifici commerciali, si affidò per esempio a Carlo Scarpa, che nel 1958 progettò il famoso negozio a Venezia, Franco Albini e Franca Helg, (architetti che abbiamo già conosciuto in questo articolo) che nello stesso anno progettano il negozio Olivetti a Parigi.

In ordine: Veduta aerea di Ivrea; Casa Blu; Esterno negozio Olivetti di New York; Interni negozio Olivetti di Venezia; Veduta aerea stabilimenti di Pozzuoli.

Con i prodotti dell’Olivetti, l’Italia si stava pian piano ponendo all’avanguardia in uno dei settori più strategici e promettenti al mondo, quello dell‘industria meccanica, elettronica e più tardi informatica. Il successo della Olivetti era per Adriano un mezzo per realizzare la sua idea di politica sociale, una politica che era incarnata dal suo “Movimento Comunità”, un partito di ispirazione socialista e liberal-democratico, fondato a Torino nel 1947. Il Movimento Comunità si proponeva come una terza via tra socialismo e capitalismo, alla base dello stato doveva esserci la comunità; Formata non tanto da un luogo geografico ma da una cultura condivisa e intrecciata all’economia. Per Olivetti la Cultura era vitale, senza di essa non era possibile coinvolgere le persone nel processo di industrializzazione. Nel 1956 Adriano diventerà sindaco di Ivrea e nel 1958 deputato.

Le fabbriche Olivetti si basavano proprio sull’ideologia politica portata avanti dal Movimento Comunità, e per Olivetti erano i pilastri su cui fondare una nuova società democratica. Le fabbriche Olivetti erano totalmente diverse dalle normali fabbriche, gli stabilimenti Olivetti di Ivrea sono un distretto a misura d’uomo pensato sia per le funzioni lavorative, sia per quelle extra-lavorative. Così nell’area eporediese ritroviamo edifici per la produzione accanto a quelli per l’abitare e per la vita sociale, Olivetti disponeva le proprie fabbriche di: eventi culturali, corsi serali, una biblioteca con raccolte di libri gratis per i dipendenti, un cinema, la mensa, gli ambulatori sanitari, l’asilo nido; Le fabbriche organizzavano saltuariamente diverse conferenze con svariati intellettuali del calibro di Volponi, Moravia e Pasolini. Costruzioni che non rispondono solo a esigenze funzionali, ma che ricercano l’armonia architettonica nel rispetto dell’ambiente attraverso una pianificazione urbanistica.

L’Olivetti offriva quindi un ambiente lavorativo unico, paghe maggiori, e tempi di lavoro ridotti. Per Adriano il profitto doveva andare esclusivamente agli investimenti, poi ai servizi sociali, e solo in fine agli azionisti, con il vincolo di non creare mai disoccupazione. Naturalmente questo comportamento comportò a prendersi le “antipatie” degli altri gruppi industriali Italiani, come FIAT o Finmeccanica. Che vedevano di malocchio la mentalità adottata da Olivetti e che iniziarono ad ostacolarla in ogni modo.

Olivetti con gli anni si sviluppò nelle più disparate zone d’Italia, dal Nord al Sud, in modo da “portare a compimento” l’unità Italiana nel dopoguerra e farlo in modo solidare, fino alla creazione di edifici/negozi anche all’estero. Olivetti finì per espandersi anche fuori dall’Italia già nel 1948, quando cominciò ad investire in nuovi progetti, come la Lettera 22, la Lexikon 80, la P101 e l’Elea 9003. Da azienda nazionale, L’Olivetti stava per diventare una multinazionale; essa infatti esportava il 60% della produzione in Argentina, Belgio e Regno Unito, ed iniziò a fondare diverse filiali in altri paesi, dal Canada al Giappone. Fino a quando nel 1959, una delle principali rivali estere della Olivetti, la Underwood, propose ad Adriano una partecipazione della Olivetti per il 35% delle azioni all’interno della società americana; che era alla ricerca di fondi a causa delle difficoltà economiche affrontate in quel periodo dall’azienda, Adriano non si fece sfuggire l’occasione: Sarebbe stata una grande opportunità di entrare ancora di più nel mercato Americano. Fino a quel momento non era mai successo che un’azienda Italiana ne acquisisse una Americana. Cosa che naturalmente promosse un azione del governo degli Stati Uniti, che provò invano di affossare la fusione promuovendo una causa in base alla normativa anti-trust.

In ordine: Lettera 22; Lexikon 80; P101.

L’affronto agli americani continuò con il finanziamento di nuovi progetti tra cui la già citata Elea 9003, la prima calcolatrice a transistor ad entrare in competizione con i prodotti dell’IBM, che già da qualche anno era diventata l’ennesimo ramo dell’industria militare statunitense. Nel 1954, su consiglio del figlio Roberto, Adriano assunse un giovane ingegnere italo-cinese di nome Mario Tchou, che a differenza di qualche anno, venne messo a capo del progetto Elea, la banda guidata da Tchou aveva prodotto non solo il primo computer interamente fatto in Italia, ma il primo computer interamente a transistor della storia. Tra l’altro, piccolo particolare curioso, uno dei primi quaranta esemplari di Elea 9003 mentre era in spedizione verso Roma, scomparve nel nulla insieme al camion che lo trasportava, voci non conformate dicono che l’Elea abbia raggiunto di lì a breve gli Stati Uniti.

Nel Febbraio del 1960 Adriano Olivetti morì, colto da un emorragia cerebrale, su un treno in Svizzera, partito da Milano e diretto a Losanna, seguito nel 1961 da Mario Tchou, improvvisamente sparito in un tragico incidente stradale. Molte sono le teorie del complotto sulla morte dei due, ma non sapremo mai la verità, qualunque essa sia. Di Olivetti e del suo sogno oggi rimangono solo la memoria, i prodotti e le costruzioni, l’azienda di famiglia, morto Adriano, venne affidata all’inesperto Roberto Olivetti, che fu costretto a farsi da parte per far entrare nella società il gruppo d’intervento capitanato dalla FIAT, che chiuse la divisione elettronica, giudicata una sfida futuristica senza prospettive, e di cedere il 75% delle quote aziendali alla General Electric, che pian piano smantellò pezzo per pezzo il lavoro svolto da Adriano. Nel 2003 Olivetti entrerà a far parte del Gruppo TIM, e con il piano strategico 2021-2023 del Gruppo TIM, a Olivetti è assegnato il compito di espandersi nel mercato delle soluzioni IoT, valorizzando l’integrazione con la rete 5G TIM. L’azienda conseguentemente struttura la propria gamma di prodotti nel settore IoT & Big Data raggruppandoli in tre categorie: Servizi di connettività, soluzioni IoT e Analytics & Big Data

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