Il percorso artistico di Lucio Dalla

Oggi parliamo di un artista indubbiamente avanti rispetto alla concorrenza, uno sperimentatore di alto livello che in ogni ambito dell’arte musicale ha dato lustro al nostro paese.


Nato il 4 Marzo del ’43 a Bologna, perde il padre all’età di sette anni a causa di un tumore, per questo la madre decide di mandarlo a studiare al Collegio Vescovile Pio X di Treviso. Terminata la scuola dell’obbligo inizia a studiare ragioneria, per trasferirsi successivamente al liceo classico e linguistico.

Trascorre la sua adolescenza a Bologna, dove si appassiona al Jazz. Riceve all’età di dieci anni un clarinetto, che impara a suonare completamente da autodidatta ,mostrando grande talento. Entra subito in una band jazz emiliana, che gli da modo di incontrare Chet Baker, un trombettista di grande rilevanza. I due si esibiscono insieme solamente in alcune circostanze.

Qualche tempo dopo si trasferisce a Roma, dove continua la sua formazione da jazzista, facendosi notare dai Flippers, gruppo dove mette in mostra il proprio stile canoro ispirato a James Brown.
Fu Gino Paoli a convincerlo ad abbandonare il gruppo per inseguire la sua carriera da solista. A 21 ann incise il suo primo 45 giri.

Lucio Dalla giovane

Al suo esordio al Cantagiro, non molto apprezzato, riceve un imbarazzante lancio di frutta e ortaggi, che non lo smuove minimamente, anzi, lo spinge a incidere il suo primo album “1999”, nel 1966, presentandolo al Festival di Sanremo con “Paff…Bum!“, assieme agli Yardbirds di Jimmy Page e Jeff Beck (su cui ho scritto un articolo: link).

Ritorna sul palco dell’Ariston anche l’anno dopo, con “Bisogna saper perdere”. Successivamente i rapporti con Sanremo si freddarono un po’, ritornando nella kermesse nel 1971 con “4/03/1943”, un brano leggendario arrivato però al terzo posto.
Questo singolo creò però varie discussioni a causa della censura, di fatti il titolo originale era “Gesù bambino”, ma ritenuto inadatto venne modificato assieme ad alcune parti del testo. A parte il Festival fu un successo clamoroso, sia in Italia che all’estero.

L’anno dopo è invece l’anno di “Piazza Grande”, presentato nuovamente a Sanremo. La canzone fu dedicata a un senzatetto, vantando di un testo scritto da Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, con musica curata da Dalla stesso assieme a Ron.

Nonostante l’ottavo posto al festival, il pubblico accoglie molto bene la musica di Dalla. Nel ’73 inizia la sua carriera con il poeta bolognese Roberto Roversi, autore di tre dischi importantissimi: “il giorno aveva cinque teste“, “Anidride solforosa” e “Automobili“.
Dopo questi tre album Lucio si ritira nel 1977 nella sua casa sulle Isole Tremiti, dove da vita a “Come è profondo il mare“, un album che decreta l’inizio di una nuova vita artistica per Dalla. Da qui in poi inizia ad essere riconosciuto fra i cantautori più apprezzati di Italia, grazie anche al disco successivo “Lucio Dalla” nel 1979.

Lucio Dalla (Sinistra) assieme Roberto Roversi (Destra)

Agli inizi degli anni Ottanta decide con il gruppo di creare una carriera parallela, dando origine agli Stadio assieme a Gaetano Curreri. In questo decennio parte per una serie di concerti negli Stati Uniti, da cui incide il doppio album live “DallAmeriCaruso“, in cui comprare l’inedito “Caruso”, dedicato a Enrico Caruso.

Sul finire degli anni Ottanta collabora con l’amico Gianni Morandi, prima di deviare negli anni novanta verso un genere decisamente più pop, come per esempio in “Attenti al lupo“.
Negli anni duemila invece, dopo un avvicinamento alla lirica e alla musica classica, con un forte desiderio di sperimentazione torna nuovamente sul palco dell’Ariston, accompagnando Pierdavide Carone nel 2012 con il brano “Nanì”.

Lucio Dalla ci lascia il 1° marzo 2012 a causa di un infarto, in un albergo a Montreux, in Svizzera, a solamente tre giorni dal 69esimo compleanno.
Il 3 marzo viene allestita una camera ardente nel cortile d’onore del municipio di Bologna. Ai funerali presero parte 50mila persone.
Le sue spoglie sono sepolte presso il Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. A ottobre la sua salma viene cremata e inumata in una nuova zona del cimitero.

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