Racconti d’Italia: Carlo Vichi e la sua Mivar

Questo articolo non era in programma, soprattutto dopo l’articolo su Adriano Olivetti avevo in mente di variare il tema per il prossimo Racconti d’Italia, però il 20 Settembre 2021 è giunta la notizia della morte di Carlo Vichi e mi è sembrato doveroso scriverci un articolo.

Per chi non sapesse di chi stiamo parlando, Carlo Vichi è stato un imprenditore Italiano fuori dagli schemi, divenuto famoso per essere il fondatore della Mivar.


Nato il 5 febbraio 1923 a Montieri, si trasferisce a Milano nel 1930. Dopo essersi diplomato in elettrotecnica fonda il 1 ottobre 1945 la Vichi Apparecchi Radio (VAR), inizia a lavorare come riparatore per altre aziende del settore.

Vichi dopo un periodo artigianale di 2-3 anni, intuisce l’importanza della componentistica e si specializza nel settore, fornendo l’emergente industria radio di allora. La VAR nel 1956 decide di tornare alla produzione e fa uscire la sua prima radio totalmente progettata e ingegnerizzata dalla ditta milanese. Il crescente interesse per la televisione e la maturazione della mentalità industriale, porteranno alla decisione, nel 1959, di affiancare i Televisori alle Radio, prodotti che si caratterizzarono per il basso costo e la semplicità costruttiva.

Nel 1963 la concreta affermazione del prodotto Mivar e lo sviluppo della TV a colori, impongono un ulteriore passo avanti. Allo scopo viene scelta un’area ad Abbiategrasso appena fuori Milano, in Via Dante 45, dove viene costruito il secondo stabilimento e intorno al 1968/1970 viene trasferita l’intera attività assumendo nuovo personale, sin ad arrivare a oltre 800 dipendenti. Nello stesso periodo, al marchio Var viene anteposta la sigla “Mi” di Milano, dando così origine a Mivar, e sempre nello stesso periodo furono costituite filiali e depositi in molte città italiane.

In seguito: Carlo Vichi in un primo laboratorio VAR; Esposizione Mivar in una fiera negli anni 60; Una cartolina pubblicitaria con Domenico Modugno (unica pubblicità della Mivar esistente, insieme ad un’altra cartolina con Giorgio Gaber)

La Mivar ha basato, a differenza delle sue concorrenti, il suo successo non tanto nella possibilità di innovare i propri prodotti e i processi produttivi utilizzati, ma nella capacità di attuare politiche di mercato, in modo da cogliere le opportunità offerte dell’innovazione. La Mivar puntava tutto su un efficientissima assistenza al cliente, prezzi concorrenziali, riduzione al minimo delle spese pubblicitarie e sul benessere del lavoratore all’interno della fabbrica, alla Mivar si lavorava così bene che nessun sindacato è mai entrato nell’azienda, anche per volere di Carlo Vichi che riteneva «malvagio chi sciopera, chi licenzia incapace e chi fa pubblicità “drogato”».

A partire dagli anni settanta, con il progressivo crollo della domanda di apparecchi radiofonici, unita all’ingresso nel mercato italiano della sempre più spietata concorrenza straniera, l’azienda meneghina cercò di concentrare l’attività quasi totalmente nel settore dei televisori. Nonostante la vendita di alcuni particolari modelli di radio – tra cui la R57 da contrapporre alla più famosa radiocubo Brionvega o decisamente tascabili come la R37 simile a una piccola macchina fotografica – la costruzione di apparecchi radiofonici fu destinata a interrompersi entro la prima metà degli anni ottanta. Sempre in quegli anni la Mivar trasse vantaggio sulle principali concorrenti per via della sua stabilità economica, infatti, le principali concorrenti dovettero richiedere fondi statali alla REL. Così Intorno al 1988, la Mivar divenne il secondo produttore nazionale dopo Sèleco, su 100 televisori venduti, 12 erano Mivar. Numeri faraonici in quegli anni, quando le linee di produzione sfornavano circa 300.000 televisori a colori e 60.000 in bianco e nero. 

Intorno agli anni novanta la Mivar raggiunse il suo apice produttivo, 950.000 televisori costruiti e una quota di mercato del 35%, davanti a diverse multinazionali dell’elettronica, così Vichi decise di costruire un nuovo, modernissimo, stabilimento dedicato solamente alla produzione di televisori a colori, costruito su un area di 120.000 mq di cui 60.000 mq dedicati solo al verde, davanti all’alzaia Naviglio Pavese, ma mai entrato in funzione. Nonostante ciò ha continuato a tenerlo pulito, come se fosse pronto a diventare operativo da un giorno all’altro.

In seguito: Il nuovo stabilimento Mivar; Carlo Vichi nel suo nuovo stabilimento; Carlo Vichi e i suoi arredi razionali.

Nel 2001 Lo stabilimento è concluso ma contemporaneamente un fatto clamoroso sconvolge il settore dell’elettronica: lo schermo a cristalli liquidi. Infatti apparvero sul mercato i primi TV LCD che grazie al loro aspetto, declassarono drasticamente i TV tradizionali, tanto da causarne il rifiuto. La Mivar riuscì in fretta e furia ad adeguarsi e rilasciò il suo primo TV LCD nel 2005, con linee di produzione esemplari per semplicità ed efficienza, produsse qualche centinaia di migliaia di TV e li vendette con piena soddisfazione dei clienti, ma purtroppo subendo gravi perdite, infatti Il fatturato era diminuito, così come il numero dei dipendenti. L’arrivo del Plasma e del LED poi mise una vera e propria pietra tombale sulla Mivar che pur riuscendo sempre ad adeguarsi non riuscì più a contrastare i nuovi prodotti Asiatici.

Così il 20 Dicembre 2013 la Mivar produsse il suo ultimo televisore, continuando però ad essere operativa e a fornire assistenza tecnica per i nuovi e i vecchi prodotti. Sempre intorno al 2013 viene annunciato il futuro della Mivar, gli arredi per uffici, così l’azienda cambiò nome in Milano Vichi Arredi Razionali, nel frattempo Carlo Vichi decide di offrire il suo nuovo stabilimento ad una qualsiasi azienda che avesse voglia di produrre in Italia; Nel 2017 rivolge la stessa offerta alla Samsung senza ottenere alcuna risposta.

Carlo Vichi è stato un grandissimo imprenditore, di quelli che veramente avevano fatto tutto da sé, controcorrente. Uno che portò la propria azienda nata in una camera da letto ad essere il secondo produttore nazionale. Uno che ebbe l’ostilità delle concorrenti più grandi. Uno di quelli che una volta ritiratosi, sconfitto e forse esausto, non aveva lasciato eredi, ma anche nessun debito, anzi pur di continuare a far vivere la sua Mivar, Vichi, ha investito 100 Milioni di soldi propri, senza ricavarci praticamente niente. Il 20 Settembre 2021 purtroppo Carlo Vichi è venuto a mancare all’età di 98 anni, lasciando l’inseparabile moglie, con cui è stato sposato dal 1944, quattro figli e migliaia di affezionati, tra dipendenti, ex-dipendenti, colleghi, consumatori o collezionisti.

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